Aggressività e Alzheimer

Aggressività e Alzheimer

I malati di Alzheimer sono spesso aggressivi verbalmente e, anche se più raramente, fisicamente. Sebbene tale comportamento possa mettere in difficoltà pratica ed emotiva chi li assiste; in questi casi è buona norma ricordare che il comportamento aggressivo è dovuto alla malattia più che all’individuo.

Diverse sono le cause che possono scatenare l’aggressività, ma la causa più comune è la paura; si tratta di una naturale reazione difensiva contro la falsa percezione di un pericolo o di una minaccia. Non sempre si riesce a prevenire o controllare l’aggressività, bisogna però cercare di ridurre al minimo le conseguenze non solo per il malato, ma anche per sé e per gli altri, ricordando che questi comportamenti non sono direttamente rivolti alla persona che assiste o che è vicino al malato.

  1. L’aggressività come reazione alla paura
  2. La gestione del comportamento aggressivo

1) L’aggressività come reazione alla paura

I malati di Alzheimer possono in alcuni casi reagire eccessivamente e, addirittura, diventare aggressivi. L’aggressività e la tendenza a reagire in maniera spropositata, agitandosi, urlando, lanciando oggetti, sono dovute al danno cerebrale causato dalla malattia che accentua aspetti negativi del carattere o addirittura ne fa emergere di nuovi. Si comprende, allora, che l’Alzheimer non è fonte primaria di aggressività, ma sono le lesioni celebrali ad impedire al malato di capire gli eventi. Il più delle volte, però, la reazione aggressiva può essere dovuta a fattori esterni che provocano nel malato confusione, senso di incapacità, o paura. Infatti, la reazione di aggressività è un segnale che la persona ha paura, che si sente insicura e non riesce ad analizzare la situazione.

2) La gestione del comportamento aggressivo

Sebbene non ci siano regole fisse su come comportarsi, in quanto ogni situazione è a sé e bisogna tener conto delle singole capacità individuali e del grado di avanzamento della malattia, è buona regola mantenere la calma e sdrammatizzare la situazione. Rispondere di scatto o mettersi a discutere potrebbe scatenare un crescendo di aggressività.

Fate di tutto per evitare il conflitto. Per esempio, se il familiare fa cedere un piatto, è preferibile non farne un dramma; potrebbe sentirsi umiliato e al tempo stesso colpevole. Cercate di distrarre la sua attenzione su un’altra cosa o di persuaderlo con dolcezza o di rassicurarlo, anche tenendogli la mano, ricordando che il contatto fisico e la comunicazione non verbale per le persone affette da Alzheimer sono fondamentali, fino a diventare, con il progredire della malattia, le uniche forme possibili di comunicazione. Inoltre, permettere al familiare di esprimere la collera, lo farà sentire ascoltato e la tensione diminuirà.

Spesso il comportamento aggressivo consiste in continue accuse al familiare di nascondere cose del malato o di tramare contro di lui. Si tratta, come sempre, di sfoghi che nascondono una sensazione di paura e incertezza. Per quanto riguarda gli oggetti “rubati” è quasi sempre il malato stesso che li ha deliberatamente nascosti (a causa del suo generale senso di insicurezza) e che non ricorda più dove li ha messi. Non sarà difficile individuare quali sono i posti da lui preferiti e recuperare tali oggetti. Fate semplicemente finta di averli trovati per caso, senza rinfacciare alcunché al malato. Inoltre, cercate di tenere gioielli, denaro, documenti lontani in posti facilmente accessibili.

Spesso è utile cercare di capire quale sia la causa scatenante dell’aggressività per evitare, così, che si ripeta. Qualora, invece, non dovesse esistere una causa scatenante, bisognerà trovare o inventare una “tattica di sviamento” da mettere in pratica ogni qualvolta si verifichino atteggiamenti simili. L’approccio migliore consiste nel cercare di indirizzare l’attenzione del malato verso un’altra attività; è chiaro che ognuno dovrà trovare la più semplice via di uscita confacente alla situazione e alle caratteristiche del malato. In generale, un ambiente calmo e sereno, privo di oggetti pericolosi, contribuisce molto a scongiurare il verificarsi di comportamenti aggressivi. La persona affetta da Alzheimer spesso è confusa (si agita proprio perché non può spiegarsi il motivo della sua confusione) e la realtà e l’ambiente in cui vive gli devono essere presentati nel modo più semplice possibile; ad esempio, riducendo drasticamente le stimolazioni esterne di confusione come la TV. Inoltre, bisogna ricordare che fare una domanda o una richiesta può influire sulle reazioni del malato; c’è grande differenza nei confronti del malato di Alzheimer tra chiedere “vuoi fare una passeggiata” oppure “vuoi passeggiare o riposare”. In quest’ultimo caso la necessità di dover compiere una scelta precisa susciterà o aggraverà nel malato uno stato di agitazione che potrà, a seconda dei casi, restare sommerso oppure risolversi in un attacco d’ira. (per ulteriori approfondimenti si veda “Come comunicare con un malato di Alzheimer”).

Quando in casa vi sono dei bambini, l’aggressività del malato può rappresentare un problema serio. Un adulto confuso e aggressivo può suscitare molta paura nei bambini (e anche negli adolescenti) che non riescono a capire cosa stia succedendo. D’altra parte, l’agitazione del malato spesso può venire provocata anche da una sensazione d’inadeguatezza esasperata dall’atteggiamento dei giovani. Conviene in questi casi essere sinceri e avvertire i bambini, senza farne un dramma, che il loro familiare è malato e che i suoi “strani comportamenti” non sono voluti, ma conseguenza della malattia. (per ulteriori approfondimenti si veda “Il nonno si dimentica le cose. Spiegare l’Alzheimer ai bambini”)

Certamente l’aggressività del malato può essere difficile da accettare: essere offeso, minacciato o addirittura picchiato da qualcuno che si sta assistendo ferisce profondamente. Ciò che bisogna ricordare è che le reazioni e l’aggressività del malato non sono dirette intenzionalmente verso chi lo assiste o gli sta vicino. Dunque, sforzatevi il più possibile di non portagli rancore e di considerare il suo comportamento come un attacco personale. Sforzatevi di non rimproverarlo o di punirlo, non servirebbe a nulla perché egli, il più delle volte, non è cosciente della ingiustificatezza delle sue reazioni.

In caso di violenza fisica, conviene lasciare la stanza oppure allontanarsi, sempre cercando di controllare ciò che fa il malato, finché non si sia calmato.

L’aggressività è sempre molto difficile da vivere per chi assiste il malato, per cui non è sempre possibile controllarla, ciò aumenta la possibilità di perdere la pazienza. Tutto ciò è più che naturale e non bisogna sentirsi in colpa per aver risposto d’istinto. Se il vostro familiare è aggressivo cercate di analizzare la situazione con la testa, anche se il vostro cuore è ferito, e continuate ad aiutare la persona che vi è cara. Non è una cosa semplice, anzi richiede un enorme dispendio di energie. Se ciò dovesse ripetersi frequentemente vuol dire che è necessario un aiuto dall’esterno, anche solo a livello psicologico, che vi consenta di “ricaricare le batterie”. Parlatene con il medico o con persone che conoscono la vostra situazione.   

 

 

 

Bibliografia e sitografia

Gendron M., “Perché Alzheimer. Segni premonitori, sintomi, diagnosi, trattamento e prevenzione”, Il Punto di Incontro, Vicenza, 2010

http://www.alzheimer.it/aggress.html

http://www.alzheimer.it/scheda1.html