Metodo Montessori per le demenze

1) Il “Programma Montessori per la Demenza”: le origini

Una malattia comporta un cambiamento non solo a livello biologico nell’individuo colpito, ma si manifesta anche come alterazione psico-sociale. In linea con esso, l’approccio terapeutico al Morbo di Alzheimer si avvale di interventi farmacologici e di interventi non farmacologici (riabilitativi e psicosociali). Tra gli interventi non farmacologici troviamo il “Programma Montessori per la Demenza” (MPD), ideato dall’esperto di Alzheimer Cameron J. Camp il quale lo applicò in ambito clinico per la prima volta presso il Myers Research Institute in Beachwood in Ohio.

Come afferma Paula E. Hartman-Stein nella presentazione proprio del testo del professor Camp, “Vivere con l’Alzheimer”(2016): “attraverso storie reali egli – Camp – dimostra la mancanza di logica della convinzione, comune a molti professionisti, che le persone con capacità mnesiche compromesse non sono in grado di apprendere o sono incapaci di trarre vantaggio da trattamenti non farmacologici”.

2) I principi della filosofia montessoriana applicati al mondo della demenza

Questa tipologia di intervento utilizza i principi della didattica montessoriana per mantenere e/o rinforzare le capacità di base e le abilità necessarie a svolgere le attività quotidiane dei pazienti affetti da demenza. La didattica montessoriana introdusse l’importanza dell’uso dei sensi in sostituzione alla sola azione mnemonica utilizzata fino a quel momento. Inoltre, ogni progetto educativo doveva essere appositamente adattato allo sviluppo e alle peculiari capacità di ciascun fanciullo.

Annalisa Perino, pedagogista e formatrice montessoriana che per prima ha portato in Italia la sperimentazione Alzheimer, sostiene che “la persona sofferente di demenza e il bambino hanno bisogni psichici fisici ed emotivi che si somigliano molto: sono fragili, bisognosi di attenzioni e cure personalizzate ed individualizzate, necessitano di un ambiente adatto e specifico al loro grado di sviluppo o di degenerazione della malattia”.

Questo non significa assolutamente trattare gli anziani come bambini, bensì trattarli sempre come persone. Se Montessori trattava i bambini come persone, vedendo ognuno come un essere unico e speciale, lo stesso vale con le persone con demenza. È fondamentale riconoscere a ognuna di loro origini, contesto, interessi e capacità peculiari. Inoltre, un aspetto molto importante è quello di adattare l’ambiente e i suoi elementi per venire incontro alle loro abilità fisiche e cognitive.

I concetti strutturanti pratici mutuati dalla filosofia montessoriana, possono essere così riassunti:

  • conoscere la biografia;
  • aiutare a fare da solo, mostrando come si fa;
  • concedere il tempo necessario alla rielaborazione, tenendo sempre presente che nei casi di demenza la velocità di apprendimento è ridotta;
  • proporre ambienti e materiali familiari, piacevoli per udito, vista, olfatto, tatto e gusto in modo da suscitare l’interesse, fondamentale per mantenere la concentrazione e, di conseguenza, aiutare l’apprendimento;
  • impostare il lavoro dal più semplice al più complesso, dal concreto all’astratto;
  • preferibilmente, proporre attività leggermente più complesse delle reali capacità di esecuzione. Attività troppo semplice potrebbero indurre la noia e vanificare il lavoro che si sta cercando di svolgere; lavori troppo difficili potrebbero, invece, generare un senso di frustrazione;
  • ripartire l’attività in diverse sequenze e procedere per tappe.

Dunque, l’approccio ideato da Camp possiede una radice personale e consente di lavorare su quelle che, nel caso di pazienti affetti da demenza, sono comunemente definite “abilità residue”.

La strategia di Camp passa attraverso stimolazioni dell’esperienza sensoriale, ma l’obiettivo perseguito resta il ripristino delle abilità cognitive attraverso la stimolazione della memoria procedurale, ovvero quell’insieme di memorie relative all'esecuzione di specifiche procedure precedentemente apprese e ben consolidate, tali da attivarsi automaticamente ed inconsapevolmente ogni qualvolta il contesto lo richieda. Si può dire che il metodo montessoriano di Camp è pensato come una sorta di sostituto di funzioni cognitive severamente compromesse.

 

 

Sitografia:

Fonti:

  • Camp C.J. (2016), Vivere con l’Alzheimer