Tutto sull'Alzehimer

Con la parola "demenza" viene indicata non una malattia, ma una sindrome, cioè un insieme di sintomi, che altera progressivamente alcune funzioni: memoria, ragionamento, linguaggio, capacità di orientarsi, di svolgere compiti motori complessi e alterazioni della personalità e del comportamento. Esse sono gravi al punto tale da interferire con le attività quotidiane della vita.

  1. La demenza vascolare o multi-infartuale (MID)
  2. La demenza frontotemporale
  3. La demenza a corpi di Lewy
  4. La malattia di Alzheimer
  5. Cosa succede nell'organismo a livello morfologico?
  6. Diagnosi
  7. I sintomi
  8. Le fasi
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Metodo Montessori per le demenze

La sperimentazione di cure non farmacologiche per il trattamento di persone affette da demenza ha interessato e interessa tutt’ora i ricercatori, i quali evidenziano le correlazioni positive tra l’utilizzo di terapie non farmacologiche e il miglioramento dei sintomi della malattia; nonché della qualità della vita degli stessi soggetti affetti da demenza e dei loro caregiver. È in questo scenario si colloca il “Programma Montessori per la Demenza” ideato da Camp, al quale si deve il merito di aver fatto incontrare due mondi apparentemente lontani: quello della Montessori e quello dell’Alzheimer.

  1. Il “Programma Montessori per la Demenza”: le origini
  2. I principi della filosofia montessoriana applicati al mondo della demenza
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Fattori di rischio e prevenzione

Sebbene l’Alzheimer sia la forma più comune di demenza degenerativa, ad oggi non si conoscono con esattezza quali siano le sue cause e, data l’attuale assenza di cure, gli esperti indagano sui presunti fattori di rischio e mettono in risalto la possibilità di attuare delle strategie preventive.

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa, rappresentando circa il 50-60% delle demenze attualmente conosciute. La demenza di Alzheimer si presenta come una sindrome che, in quanto tale, comprende un complesso di condizioni, con alcune caratteristiche comuni: si registrano deficit cognitivi, a partire dal deterioramento della memoria, e alterazioni nel comportamento e nella personalità.

  1. Fattori di rischio non modificabili
  2. Fattori di rischio modificabili
  3. Strategie preventive
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Insonnia e girovagare notturno

Uno dei comportamenti che la malattia di Alzheimer comporta è il girovagare; un comportamento tanto più preoccupante quanto più tende a presentarsi di notte. Il girovagare notturno è sicuramente quello più difficile da controllare e che desta maggiore ansia e preoccupazioni ai caregiver.  Il presente articolo vuole offrire un approfondimento dedicato ai disturbi del sonno nelle persone affette da demenza, fornendo informazioni ai caregiver su come affrontare e prevenire tale fenomeno. Quello affrontato dall’articolo è un argomento piuttosto importante che coinvolge una grande quantità di famiglie che convivono con questa malattia.

Talvolta le persone affette da demenza non riescono a dormire la notte, soffrono cioè di insonnia. In tal caso non solo percepiscono un senso di perenne stanchezza, ma probabilmente svegliano le altre persone che abitano nella stessa casa e che hanno bisogno di dormire. Infatti, mentre i malati possono recuperare il sonno durante il giorno, chi deve lavorare o studiare non può fare altrettanto. Si rischia cioè di danneggiare la salute e il benessere generale dell'intera famiglia, con ripercussioni sulla qualità dell’assistenza stessa.

  1. Affrontare l’insonnia e il girovagare notturno
  2. Prevenire l’insonnia e il girovagare notturno
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Sintomi dell'alzehimer

L’invecchiamento non comporta normalmente una perdita di memoria tale da incidere in modo rilevante sullo svolgimento della vita quotidiana. La perdita di memoria potrebbe invece costituire un sintomo dell’Alzheimer o di un altro tipo di demenza.

L’Alzheimer è una malattia del cervello che determina un declino delle capacità mnemoniche, di pensiero e di ragionamento. Pertanto, se ci si accorge di avvertire, in sé stessi o in una persona cara, difficoltà nel ricordare o comunque si riscontrano mutamenti nelle capacità di pensiero, non bisogna ignorare il problema, anzi è doveroso consultare un medico per capirne la causa.

  1. Perdita di memoria
  2. Difficoltà nel programmare le attività o nel risolvere dei problemi
  3. Difficoltà nel portare a termine impegni familiari o di lavoro o attività di svago
  4. Confusione spazio-temporale
  5. Disturbi visivi nella percezione di immagini e distanze
  6. Problemi con le parole
  7. Perdere le cose
  8. Capacità di giudizio ridotta
  9. Rinuncia a lavorare e sviluppare rapporti interpersonali
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Sonnolenza diurna. Campanello d'allarme?

Frequenti attacchi di sonno durante il giorno potrebbero essere indizio della futura comparsa dell’Alzheimer. L’eccessiva sonnolenza diurna nelle persone anziane, infatti, potrebbe dipendere da un abbondante accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello, la cui concentrazione è uno dei marker della malattia di Alzheimer. I ricercatori sottolineano che tale accumulo si manifesta precocemente nell’Alzheimer, ancor pima che la malattia sia conclamata: si è visto che dormire può aiutare a eliminare la proteina, mentre il sonno disturbato può favorirne l’accumulo.

  1. La pennichella: un toccasana per la salute del nostro cervello
  2. Sonnolenza diurna e aumento della proteina beta-amiloide
  3. Dormire bene ci protegge dal rischio di Alzheimer?
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Alzehimer e rischio genetico

Sebbene la malattia di Alzheimer sia nota dagli inizi del Novecento e impegni i ricercatori di tutto il mondo ormai da anni, i meccanismi che sono alla sua base restano tutt’oggi in gran parte oscuri. Quello dell’Alzheimer è un morbo complesso il cui sviluppo è determinato sia da fattori ambientali sia genetici; ed è proprio nel filone dei fattori di rischio genetico che si concentra tale articolo.

La malattia di Alzheimer continua a colpire un numero sempre maggiore di persone a causa del progressivo invecchiamento della popolazione; la maggior parte delle forme di Alzheimer, infatti, si presenta dopo i 65 anni senza ereditarietà tra le generazioni di una famiglia – le c.d. forme sporadiche. Tuttavia, seppure in percentuale esigua, vi sono forme di Alzheimer dovute alla condivisione, da parte di alcuni membri della stessa famiglia, di fattori di rischio genetico.

  1. Le forme familiari
  2. Il rischio genetico
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